Roma, 13/10/2005
da "Anna" settembre 2005
di Paolo Crepet
Il rito dell'incoronazione della miss è terminato. Ha vinto, come tradizione, bellezza classica dal nome levantino: Edelfa. Volto rassicurante, corpo manierato: troppo perfetto per essere ricordato a lungo. Più probabile non perdere nella memoria il sorriso conturbante della seconda classificata: la siciliana Anna Munafò.
I giorni in cui si è consumata la lenta selezione delle finaliste hanno concesso ai molti giornalisti che hanno seguito l'evento lunghe pause riempite fingendo stupore alla sola idea che qualche politico abbia potuto "suggerire" il numero della ragazza che gli sta al cuore.
Del resto non è facile scrivere di questo concorso. Le ragazze si assomigliano, poche storie da raccontare, nessun dramma, nemmeno l'ombra di un "caso umano": tutto molto incelofanato, prodotto gradevole dai contorni neo-romantici come le forme amate dagli sponsor. Eppure le miss si svelano perfino simpatiche e disinvolte quando, seguendo il nuovo e interessante schema organizzativo, si sfidano a suon di ragù e orecchiette, ninnananne e cazzotti al puncingball o suonatina di "per Elisa". C'è perfino il siparietto struggente della miss-mamma che manda i saluti al pupo.
Non manca nulla, forse la spontaneità. Lo si capisce da come sono state educate a camminare: incedono sulla passerella come militari prussiani lanciando i piedi e le ginocchia in avanti quasi a voler intimidire chi le osserva. O da come staccano, puntuali, un sorriso da frattura mandibolare. Gestualità fredde, stereotipate, marziali che riportano violentemente alla più prosaica realtà di questo concorso che, ben lungi dall'essere gioco per famiglie o sogno per adolescenti, appare piuttosto come un grande circo intelligentemente ordinato alle esigenze del business che gira attorno a questo palazzetto dello sport.
Più che a un concorso assomiglia ad un colossale casting: nessuna selezionata ha i capelli rossi (poco fotogenici), una sola osa portarli corti (troppo poca libertà per i visagisti di poter cambiare il volto della modella). Ovviamente tutte alte (quelle più basse, anche se belle, al massimo hanno concorso per i premi minori) e magre, anche se non magrissime. Questo è il segnale più confortante per tutte le ragazze che prenderanno queste miss come esempi di bellezza: perché questo concorso -lo si voglia o no- produrrà un modello per migliaia di coetanee (e loro genitori), comprese quelle che mai penserebbero di presentarsi ad una selezione per Miss Italia. Finalmente i corpi pelle e ossa stanno tramontando: l'anoressia non più target modaiolo, avanza timidamente perfino qualche giunonica pancetta. L'immagine è quella della serenità, il rifiuto di ogni eccesso a costo di sfiorire nella banalità. Ma le ragazze d'Italia sono davvero così?
Il limite di questo concorso sta proprio nella sua capacità di essere rappresentativo. Qui si elegge la ragazza più bella secondo gli adulti: perché sia i giurati tecnici che chi vota telefonando appartengono ad un mondo troppo distante culturalmente da quello delle ragazze. E se la giuria tecnica fosse affiancata da una di coetanei delle miss? Non si rispetterebbe forse di più il loro punto di vista, non riuscirebbe a trasformare finalmente Miss Italia da evento familiare a specchio autorevole di culture e linguaggi più innovativi? Un evento dove non cercare ansiolitiche conferme, ma coraggiose tendenze.
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