ANNA luglio 2004, 01/07/2004
Tratto da GUASTAFESTE di "ANNA"
di Paolo Crepet
Una signora ad un dibattito pubblico mi chiese "secondo lei ci vogliono delle regole per educare i figli, e se sì, sono negoziabili?". E' una domanda che ben rappresenta la grande confusione di molti genitori. Eppure dovrebbe essere evidente che un'educazione senza regole non ha alcuna probabilità di funzionare: sono gli stessi bambini che -inconsciamente- chiedono ai propri genitori (e insegnanti) di essere autorevoli, cioè fermi e coerenti. Un bimbo ha bisogno di sapere se l'adulto di riferimento c'è o ci fa: e per crescere senza paura vorrebbe che fosse vero, non di ricotta.
La Camera dei Lord ha recentemente riaffermato la legittimità dell'uso dello schiaffo per educare i bambini inglesi. Non è una buona notizia: speravo che il tempo dell'autoritarismo avesse lasciato spazio all'esercizio dell'autorevolezza. Al più si discute quale strumento punitivo utilizzare al posto dello ceffone: chi proibisce la playstation o la televisione e chi ritiene ancora efficace il classico "a letto senza cena".
La confusione è ulteriormente aggravata da due fenomeni. Il primo riguarda la crescita smisurata dei sensi di colpa degli adulti nei confronti dei bambini: i ritardi, le assenze, le distrazioni degli adulti hanno accresciuto a dismisura il senso di inadeguatezza genitoriale. E' evidente che quando un padre si sente in colpa per una propria inadempienza non riuscirà ad essere irremovibile sull'applicazione di una regola, ma sarà sedotto dall'idea di transigere e di negoziare.
La seconda osservazione riguarda i tempi e i luoghi di vita dei nostri figli. Una volta esisteva il "terzo luogo", ovvero uno spazio dove bambini e adolescenti crescevano senza contatto diretto con gli adulti: nè casa né scuola, ma il prato, la piazza, la strada. Oggi crescono sempre al cospetto di un adulto (genitore, insegnante, allenatore): ciò ha significato la scomparsa dell'educazione fra pari. Non esistono più regole e regolamenti pensati, elaborati e applicati tra bambini e adolescenti, ma solo princìpi di adulti che i più piccoli devono approvare. Ciò che disciplina l'educazione è oggi un obbligo, mai una scelta consapevole maturata all'interno del proprio mondo infantile. In altre parole, le regole educative non vengono mai vissute da un bambino e un'adolescente come proprie, ma come qualcosa che viene dall'esterno e che deve essere passivamente accettato. Ciò ha agevolato un processo di "crescita irresponsabile" ben visibile oggi.
Un genitore è come un faro nella tempesta: utile se tutti sanno dov'è, senza incertezze o interpretazioni. Le regole importanti sono poche, sul resto ci si può mettere d'accordo e ogni regola è tale solo quando prevede un misura che il minore è tenuto a non oltrepassare. Affinché ciò avvenga un adulto deve fare la cosa più elementare che ci sia, ma anche la più educativa: dare l'esempio. Al di là di ogni considerazione, se un padre vuol educare il proprio figlio al rispetto del prossimo, deve innanzitutto rispettarlo lui. Semplice e ovvio, dirà qualcuno eppure, come dicono gli inglesi, "common sense is not so common".
br>


